Chi non conosce questo detto? Certamente, cominciare bene qualcosa ci mette in condizione di procedere alla sua realizzazione completa in modo più agevole e ottimale.

E così, traendo ispirazione da questo detto, mi sono chiesta: perché non applicarlo anche al mio blog?

Sicuramente, così, il resto del lavoro sarà per me davvero più agevole.

È la prima volta che mi accingo a scrivere un blog e quindi ho dovuto ben riflettere sull’argomento che poteva essere utile inserire all’inizio.

Poiché PAPPOBALENO è un progetto che coinvolge genitori con i loro bambini in una sorta di comunità virtuale, ecco che, come è buona usanza fare in una comunità, è utile e gradevole iniziare con i saluti!

E sì, quando ci si incontra per la prima volta in una comunità, in un gruppo di persone, il primo gesto spontaneo che viene da compiere è proprio il saluto. E quindi perché non utilizzare proprio questa bella abitudine per riflettere un po’ sulle nostre modalità di saluto?

Non so se hai mai riflettuto sul fatto che le modalità di saluto possano essere davvero svariate. Paese che vai, usanza che trovi. E anche saluto che trovi.

Ogni modo di salutare ti parla della cultura del luogo, ti parla delle usanze di quel popolo. Ci hai mai pensato?

E allora, oggi vorrei invitarti a comprendere meglio le nostre usanze, quelle del nostro meraviglioso paese, l’Italia, partendo dal modo in cui ci si saluta.

Ci si può salutare in maniera informale o in maniera formale, dipende sicuramente dal contesto.

Qui abbiamo l’opportunità di creare un ambiente familiare e quindi il saluto più appropriato è quello informale.

Da noi, in Italia, ci si saluta solitamente con un amichevole Ciao!

È un’usanza diffusa anche a scuola: un tempo io salutavo le mie maestre con un formale Buongiorno! Ora che sono io la maestra, i bimbi mi salutano con affettuosi ed informali Ciao!

Il rapporto che si instaura adesso è sicuramente più intimo, più accogliente e gioioso e più adatto a favorire relazioni di fiducia, soprattutto da parte dei bambini nei confronti degli insegnanti.

Eppure, a prescindere da questo significato affettivo della parola Ciao, non si riflette molto sul suo significato in base alla sua etimologia.

Vi siete mai chiesti quale sia l’etimologia del nostro diffuso e famosissimo Ciao?

Basta fare alcune ricerche in internet, o semplicemente controllare in un dizionario (probabilmente ne hai ancora almeno uno a casa), per comprendere che la parola Ciao derivi dalla parola veneta s’ciavo, la quale, a sua volta deriva dal latino Sclavus, cioè schiavo. Era infatti il saluto che gli schiavi facevano ai loro padroni!

Ci avevi mai pensato?

La parola Ciao vuol dire: Sono tuo schiavo, mi metto al tuo servizio.

Quando ho riflettuto su questo significato, ho compreso che Ciao ha una connotazione di subalternità: sotto quest’ottica, non ha una bella valenza.

Nel caso in cui tu abbia avuto modo di leggere e far leggere ai tuoi figli il mio e-book omaggio Il dottor Masaru Emoto e la magia dell’acqua (qualora tu non l’abbia fatto, clicca qui, avrai compreso che le parole che usiamo hanno una grande importanza nella nostra vita poiché sono in grado di benedire o non benedire l’acqua che è nel nostro organismo e quindi è importantissimo usare le parole giuste nelle nostre vite.

Con queste premesse, cosa possiamo pensare?

È utile usare ancora questo saluto nelle nostre vite?

Non voglio darti una risposta categorica, piuttosto voglio invitarti ad ampliare il tuo sguardo, proponendoti un’ulteriore riflessione e magari qualche alternativa.

Ciao è l’unico modo con cui ci si possa salutare? Come si salutano le persone in altri paesi, in altri contesti?

Mi piacerebbe farti alcuni esempi.

Andiamo lontano e giungiamo in India. Lì il saluto usato è Namastè. Il suo significato è più a o meno questo: mi inchino alle qualità divine che sono in te.

Questa parola è allora piena di benedizioni nei confronti della persona che si saluta. Una bella alternativa al nostro ciao!

Continuando il nostro viaggio in paesi lontani, giungiamo in Israele, dove il saluto augura la Pace con il famoso Evenu Shalom Alehem! Sia la pace con voi!

E spostandoci nei paesi arabi, l’augurio è lo stesso, seppur con pronuncia e trascrizione diverse:

Assalamualaikum!

Nel nostro viaggio adesso torniamo nella nostra Europa.

In Spagna si usa Ola che corrisponde all’italiano Ehilà. Sono modi di salutare, eppure in realtà è un’esclamazione di sorpresa, di entusiasmo nell’incontrare qualcuno.

Che ne dici? Ti piace come alternativa?

Ora giungiamo in Francia. Il saluto informale è Salut, molto simile all’italiano Salve. L’etimologia di questa parola è salute: cioè si augura tanta salute alla persona che incontriamo! Bello, no?

Beh, ora analizziamo i saluti cosiddetti formali.

I nostri buongiorno/buonasera/buonanotte augurano davvero qualcosa di bello. A me personalmente piace augurare un buongiorno ai miei figli o ai miei alunni, non per una questione di formalità, ma proprio per il bel significato che la parola ha.

E se ripescassimo anche dei saluti un po’ alternativi?

Tra questi, te ne propongo uno che ho scoperto di recente ed ha un significato bellissimo. Risale ad una civiltà molto antica, di cui quasi non ricordiamo più nulla. La civiltà di Lemuria custodiva un segreto e meraviglioso saluto: ESPAVO! Questa parola ha un significato potentissimo: GRAZIE PER ESSERTI ASSUNTO IL TUO POTERE!

Che te ne pare? Ti risuona?

Inoltre, a me piace anche benedire le persone che incontro (ricordando quanto appreso nel sopracitato e-book sulla magia dell’acquaclicca qui, quando benedico gli altri, benedico me). E così rispolvero antichi saluti come ad esempio: Dio ti benedica. Oppure invento saluti alternativi: infinite benedizioni per te, ogni benedizione per te.

Ed ancora, per contagiare il mondo di gioia, spesso saluto con un allegro: felice giornata per te!

Che ne dici? Ti piacciono queste riflessioni?

Ti va di sperimentare nuove alternative, anche con i tuoi cuccioli? Può essere un modo divertente per allenare anche la nostra fantasia e riempirci di parole gioiose e amorevoli!
Scrivi le tue esperienze nei commenti.

E quindi, concludendo, felice sperimentazione per tutti!

Con amore e gioia,

Monica!


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